Avevo 18 anni e quel giorno non c'era lezione...

25 anni fa era sabato, un po' nuvoloso a Catania, ma una temperatura comunque mite.
Qualche mese prima, con l'omicidio dell'On. Lima,  era cominciato quello che verrà ricordato come un biennio stragista, in cui la Mafia cercò con la violenza di creare le condizioni per realizzare una trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra.

Poco dopo le 18, molte trasmissioni furono interrotte per dare la notizia che alle 17:56, un’esplosione aveva squarciato l’autostrada che collegava l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, nei pressi di Capaci. Quintali di tritolo avevano distrutto circa cento metri di asfalto, facendo letteralmente volare le auto blindate. L'obiettivo di quell'attentato era il magistrato, simbolo della lotta antimafia, Giovanni Falcone, che muore insieme alla sua scorta.

Poche settimane dopo (esattamente 57 giorni dopo), il 19 luglio (domenica) il magistrato Paolo Borsellino, impegnato con Falcone nella lotta alle cosche, dopo essere stato a trovare la madre in via D’Amelio a Palermo, uscendo di casa viene ucciso, insieme alla sua scorta, da un’altra tremenda esplosione.

Le giornate in Sicilia, specialmente in quel fase dell'anno, sono sempre calde e luminose, ma nella mia memoria quel periodo lo ricordo sempre un po' nuvoloso. All'università si parlava moltissimo di quello che stava accadendo e all'indomani della morte di Borsellino, il professore di "Fisica" non fece lezione: "Potreste comprendere qualsiasi legge della fisica, ma non vi servirà a nulla se non fate intimamente vostro quello che è accaduto ieri"


Sono passati venticinque anni, colpi di scena hanno aperto squarci di luce su queste vicende su cui non c’è ancora completa chiarezza.
Sono passati venticinque anni e oggi sono Presidente del Consiglio in una Sala Consiliare dedicata proprio a Falcone e Borsellino. Con il ricordo di quegli eventi che affiora ogni volta che scrivo la convocazione di un Consiglio Comunale.

Sono passati 25 anni da quelle tragedie e solo un anno di più da altre che hanno coinvolto in primo piano proprio il mio paese Sant'Onofrio. Falcone e Borsellino sono diventati dei simboli di lotta a ogni forma di mafia e il nostro paese vuole ricordarli con forza.

Per questo oggi annunciamo che il 19 luglio prossimo, proprio nell'anniversario della morte del magistrato Borsellino, si terrà al Centro di Aggregazione Sociale "Falcone Borsellino" una cerimonia con l'apposizione nella sala Consiliare di un quadro dedicato ai due magistrati e di una targa con i nomi di tutte le vittime dei due attentati

Giuseppe Ruffa

L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.  (Giovanni Falcone)



LE VITTIME DELLA STRAGE DI CAPACI
Allo svincolo di Capaci, sull’autostrada da Punta Raisi a Palermo, 500 kg di tritolo uccisero Giovanni Falcone, la moglie e 3 agenti della sua scorta. Ecco chi erano:
FRANCESCA MORVILLO, 46 anni, nata a Palermo, era la seconda moglie di Giovanni Falcone e morì al suo fianco. Sorella di Alfredo Morvillo, sostituto procuratore che fece parte del pool antimafia, aveva conosciuto Falcone a Palazzo di giustizia e lo aveva sposato nel 1986.
ROCCO DI CILLO 30 anni, di Triggiano (Bari.) Quando superò il concorso in polizia, interruppe gli studi universitari e partì per Bolzano, prima sede di servizio. Nel 1989 iniziò a fare parte della scorta di Falcone, e con altri colleghi contribuì a sventare l’attentato alla villa dell’Addaura.
ANTONIO MONTINARO 30 anni, di Calimera (Lecce). Agente scelto, era stato inviato in Sicilia e temporaneamente assegnato al servizio scorte di Falcone. All’inizio sognava di tornare a casa, poi decise di rimanere e aprì un piccolo negozio di detersivi per la moglie. Da quando Falcone lavorava a Roma seguiva altre personalità, ma non mancava mai all’appuntamento quando il magistrato tornava in Sicilia nel weekend. Era padre di due figli piccoli.
VITO SCHIFANI 27 anni, di Ostuni (Brindisi). Guidava la prima delle tre Fiat Croma che scortavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Lasciò la moglie di 22 anni, Rosaria, e un figlio di 4 mesi. L’immagine di Rosaria ai funerali è rimasta nella memoria di molti. Sull’altare, piangendo, urlò ai mafiosi: “Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare...”.

LE VITTIME IN VIA D'AMELIO
Ecco le storie dei membri della scorta di Paolo Borsellino, morti nella strage di Via D'Amelio:
AGOSTINO CATALANO 43 anni, di Palermo. Era un veterano dell’Ufficio scorte. Da molti anni garantiva la sicurezza dei magistrati, si era appena risposato e aveva 2 figli. Poche settimane prima aveva salvato un bimbo che stava per annegare dinanzi alla spiaggia di Mondello.
WALTER EDDIE COSINA 31 anni, Norwood (Australia). Da una decina di giorni era stato assegnato alla scorta del magistrato. Era arrivato nel capoluogo siciliano da Trieste dove per 10 anni aveva lavorato nella Digos, frequentando corsi speciali di addestramento per fare parte delle scorte. Dopo la strage di Capaci aveva chiesto di andare come volontario a Palermo nell’Ufficio scorte. Era sposato e aveva un bimbo in tenera età.
VINCENZO LI MULI 22 anni, di Palermo. Era entrato nel gruppo dopo la strage di Capaci per sostituire i colleghi caduti. L’aveva chiesto lui al giudice e non aveva detto niente ai suoi genitori, perché sapeva che sarebbero stati in pena. Quel giorno sua madre sentì alla televisione che Borsellino era morto con la scorta e disse: “Poveri ragazzi e povere mamme”. Non sapeva che fra loro c’era anche suo figlio.
EMANUELA LOI 24 anni, di Sestu (Cagliari). Dopo la strage di Capaci fu assegnata al nucleo scorte di Palermo. Bionda, fisico minuto, è stata la prima donna a entrare a far parte di una scorta assegnata a obiettivi a rischio e la prima a morire. Quando arrivò a Palermo disse: “Se ho scelto di fare la poliziotta non posso tirarmi indietro. So benissimo che fare l’agente di polizia in questa città è più difficile che nelle altre, ma a me piace”. Quella domenica non doveva essere lì. Era a disposizione e fu aggregata alla scorta all’ultimo minuto.
CLAUDIO TRAINA 27 anni, di Palermo. Agente scelto, era padre di un bambino. Nel corso di un viaggio in Brasile aveva conosciuto una ragazza e l’aveva portata in Italia. Il loro figlio, al momento dell’attentato, aveva pochi mesi.


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